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Basilea: successo per la proiezione in Consolato del docu-film “Siamo italiani”

Data:

27/10/2017


Basilea: successo per la proiezione in Consolato del docu-film “Siamo italiani”

In occasione della XVII Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, promossa dalla rete diplomatico-consolare sotto l’Alto patronato del Presidente della Repubblica, per il secondo giovedí consecutivo, lo scorso 26 ottobre, il Consolato d’Italia è tornato a trasformarsi in cineforum, ospitando la proiezione del film-documentario “Siamo Italiani”, realizzato nel 1964 dal regista zurighese Alexander Sailer. L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con il Comites di Basilea, su proposta dell’Associazione Valori Italiani nel Mondo (V.I.M.), che ha poi offerto un tradizionale e apprezzato rinfresco ai presenti.

Nel documentario si ripercorrono l’inizio degli anni ’60, caratterizzati da una nuova ondata di emigrazione di massa verso la Svizzera, questa volta soprattutto dal meridione. Passano in rassegna i capillari controlli cui erano sottoposti i connazionali ai varchi di frontiera, le difficoltà e i traumi derivati dall’allora vigente Statuto degli stagionali, che costrinse alla separazione coatta migliaia di famiglie, con bambini affidati ai nonni, ai collegi o anche a famiglie svizzere, mentre i genitori erano impegnati in duri lavori manuali.

Il Console Camerota, nel commento rivolto ai connazionali, ha sottolineato come “durante la proiezione si levava talvolta un mormorio di fondo, nient’affatto fastidioso, di chi malinconicamente bisbigliava ‘io c’ero’, ‘quello sono io’, ‘ti ricordi’…”

Il Console ha poi aggiunto il duplice valore dell’eredità storica che i connazionali giunti in Svizzera in quegli anni rappresentano “in quanto doppi testimoni, da un lato delle condizioni in cui lasciavano l’Italia degli anni ’50, ridotta in macerie e povertà dopo la nefasta guerra; dall’altro, delle dure condizioni affrontate in Svizzera a quei tempi e delle lotte dell’associazionismo militante che hanno contribuito ad elevare la soglia di diritti che oggi invece trovano consolidati gli emigrati di nuova generazione”.


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